EXPOSE

Guardo l'altro
o proietto?

EXPOSE si colloca nell'ambito della riflessione critica sullo sguardo, la responsabilità e la non neutralità della percezione.

Perché EXPOSE

Guardo l'altro
o proietto?

Da qui comincia tutto.

Da una domanda che non riguarda il mondo,
ma il modo in cui lo si guarda.

Lo sguardo non è neutrale.
Si esercita,
o si ritrae.

Quando viene esercitato,
qualcosa si apre.
Quando viene evitato,
qualcosa si indurisce.

Ciò che il singolo smette di vedere
non scompare.
Si deposita.

Diventa abitudine.
Diventa forma.
Diventa struttura.

I sistemi non falliscono all'improvviso.
Si deformano lentamente,
quando lo sguardo si separa
dalle conseguenze.

Ogni decisione che non vede l'altro
diventa calcolo.
Ogni riforma che non riconosce
diventa procedura.

Il potere non nasce cieco.
Si abitua a non vedere.

E quando lo sguardo si spegne,
la violenza non arriva:
trova spazio.

La guerra non inizia all'improvviso.
È l'ultimo atto
di una lunga rinuncia allo sguardo.

EXPOSE non propone soluzioni.
Non corregge dall'alto.
Non indica una via.

Ricorda una cosa sola:

che uno sguardo accolto
può ancora fare luce.

E che nessun sistema
può reggere più a lungo
dello sguardo
di chi lo abita.