Guardo l'altro
o proietto?
EXPOSE si colloca nell'ambito della riflessione critica sullo sguardo, la responsabilità e la non neutralità della percezione.
Che cosa accade quando uno sguardo
non chiede consenso
e non cerca appartenenza?
È possibile un gesto
che non diventi organizzazione,
movimento,
rappresentanza?
Che cosa resta
quando non ci sono leader,
portavoce,
programmi
a cui affidarsi?
Può esistere un atto
che nasca individuale
e non chieda di diventare collettivo?
Lo sguardo
si possiede
o si esercita?
Vedere
è davvero neutrale?
Oppure ogni sguardo
produce una conseguenza
anche quando non lo ammette?
Che cosa accade
quando lo sguardo viene meno?
In quale punto
l'altro smette di essere altro
e diventa funzione,
numero,
figura?
Quando questo passaggio avviene,
chi resta responsabile?
È possibile che tutto inizi
prima dell'azione,
prima della parola,
nel modo in cui si guarda?
Può un gesto
arrestare questo passaggio
senza intervenire,
senza spiegare,
senza convincere?
Può l'attenzione
essere una forma di resistenza?
Un segno
può esistere
senza comunicare un'identità?
Può rendere visibile
una scelta
senza rappresentarla?
Chi usa un segno
parla a nome di qualcosa
o testimonia soltanto
il proprio modo di stare?
Quando un gesto
diventa spettacolo,
che cosa perde?
E quando resta gesto,
che cosa conserva?
È necessario promettere trasformazioni
per assumersi una responsabilità?
È possibile non garantire risultati
e restare comunque esposti?
Guardo l'altro
o proietto?
E se questa domanda
non avesse risposta,
quanto riesco a restare?